FSSI: Il podio olimpico per Alice e SilviaVersione stampabile


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Storica medaglia d'argento per l'Italia femminile di pallavolo a Samsun, in Turchia, alle Olimpiadi dei sordi. Le azzurre infatti si sono arrese solo in finale al favoritissimo Giappone (3-0: parziali 25-15, 25-14, 25-17). Un risultato di prestigio anche in chiave padovana, dal momento che nella nazionale allenata da Alessandra Campedelli ci sono due ragazze che arrivano dalla pallavolo della provincia: la palleggiatrice Alice Calcagni, che ha 21 anni, abita a Chiesanuova e studia scienze sociologiche, e Silvia Bennardo, che ne ha 25, vive in zona Mandria e si è da poco laureata in scienze informatiche. La prima di ruolo è alzatrice e gioca nel campionato federale al Salboro Volley, con cui è appena stata promossa in Prima divisione, la seconda scende sotto rete come centrale e nell’ultima stagione ha giocato in Prima con l’Arzerello.

Tra le convocate, giocatrici che si esprimono attraverso la LIS – la lingua dei segni – e altre come Alice, chiamata in nazionale per la prima volta quattro anni fa dalla direttrice tecnica Loredana Bava, che sentono attraverso un impianto acustico e comunicano parlando normalmente. «Circolano diversi pregiudizi sul nostro conto e in tanti sono portati a pensare: “povera”, “mi spiace per lei”, invece nella mia vita non c’è spazio per queste parole. Sono una ragazza che parla anche troppo e che ha una vita normalissima» racconta Alice, sorda sin dalla nascita, alle spalle già un’altra edizione dei Giochi (a Sofia, in Bulgaria, nel 2013), ma anche due campionati europei.

«Al Salboro faccio anche l’istruttrice di minivolley e under 13, parlo al telefono normalmente e ascolto le lezioni universitarie senza la necessitò di supporti come potrebbero essere un interprete LIS o la stenotipia. Magari posso avere qualche difficoltà a percepire un suono lontano, ma sinora non ho mai avuto problemi: quello che non sento lo concilio con la vista. La sordità per me non è mai stata un limite, piuttosto un muro da abbattere, che mi ha reso più forte e capace di affrontare la vita con carattere in ogni circostanza. Oggi mi sento una ragazza felice e realizzata, ringrazio i miei genitori per avermi dato una possibilità bellissima per superare il mio handicap e per avermi sempre seguita con costanza». Per Stefania e Marco, mamma e papà di Alice, «è una vera emozione vederla mentre indossa la maglia azzurra e comunica senza problemi con le compagne e con gli allenatori quando è in campo: siamo orgogliosi di lei e ringraziamo la nazionale per averla fatta crescere con queste meravigliose esperienze». 



02/08/2017

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