Intervista ad Oscar De Pellegrin (fonte Corriere delle Alpi)Versione stampabile


immagine sinistra
Oscar De Pellegrin è nato due volte. La prima 48 anni fa, per l'anagrafe. La seconda 27 anni fa, quando un incidente sul lavoro gli provocò delle lesioni alla schiena tali da costringerlo sulla sedia a rotelle.  Da lì, dopo i primi sei mesi in ospedale, De Pellegrin rinasce, ricostruisce una vita e oggi, a 48 anni appena compiuti, è un atleta stimato e affermato, che punta a Londra per chiudere una carriera ricca di soddisfazioni e che porta la sua esperienza a servizio di chi, come lui, ha avuto un appuntamento con il destino di quelli che lasciano il segno.  «Quando hai 20 anni pensi di avere infinite possibilità, ti sembra di avere il mondo ai tuoi piedi. Poi ti capita un incidente e tutto cambia. Ti devi reinventare».  Oscar De Pellegrin ci è riuscito, «con il fondamentale sostegno della famiglia e degli amici», e oggi con l'associazione Assi lavora per aiutare chi da un giorno all'altro si è ritrovato su una sedia a rotelle.  L'Assi contiene nel nome le parole sociale e sportiva. Cosa fa concretamente?  «Lavoriamo in due palestre. In quella delle scuole Romolo Dal Mas di Cavarzano accogliamo i nuovi soggetti e li coinvolgiamo nell'attività fisica. Da quest'anno siamo anche nella palestra del centro diurno della casa di risposo di Cavarzano, dove ci concentriamo più sulla socializzazione e la fisioterapia di gruppo, per riscoprire il proprio corpo. Inoltre c'è uno spazio ricreativo, con il calcetto, le freccette, per divertirsi e stare insieme».  Che è importante, per chi si trova a vivere da disabile.  «Molto. L'Assi fa proprio questo: quando una persona torna a casa dall'ospedale dopo aver subito un incidente la invitiamo a venirci a trovare in palestra, la coinvolgiamo. Così, quando ti trovi in un gruppo di persone come te, trovi la forza di pensare "Se ce l'hanno fatta loro, ce la posso fare anche io". L'ultimo a essersi unito a noi è un ragazzo di 20 anni, paraplegico in seguito ad un incidente in macchina».   Perdere l'uso delle gambe a 20 anni. Come si vive un'esperienza così? Cosa passa per la testa?  «Ti cade il mondo addosso. Fino al giorno prima vivevi una situazione di normalità, e pensavi di avere infinite possibilità davanti, poi ti senti un peso enorme sulla schiena, perchè non sai più come improntare la tua vita. Per quello dico che bisogna rinascere. Bisogna ritrovare gli stimoli, con il sostegno della famiglia, certo, ma anche il soggetto deve avere fiducia e accettare gli input che arrivano dall'esterno. Quando torni a casa dall'ospedale, dove ti senti protetto perchè tutti sanno cosa ti è successo, è difficile. Ti chiedi "ma come faccio ad andare a casa? Cosa dirà la gente?" Farsi accettare e accettarsi, soprattutto, quella è la sfida».  Pensa che ci sia più attenzione di un tempo nei confronti della disabilità?  «Le cose stanno cambiando, soprattutto a livello sportivo. Si inizia a capire che l'atleta paralimpico va considerato un atleta a tutti gli effetti, perchè il sacrificio che fa è uguale a quello di una persona normodotata. A livello di cultura invece c'è ancora tanto da fare».  Parla di barriere architettoniche?  «Di barriere mentali piuttosto. Penso che non abbia senso continuare a pensare di fare una cosa per le persone normali e una per i disabili. Facciamola che vada bene per entrambi, senza divisioni, etichette».  Le barriere architettoniche, però, restano un limite. Perchè sono così difficile da eliminare?  «Perchè la gente non ci pensa, è troppo presa dai ritmi forsennati che impone la società. Pensiamo alla legge sulla disabilità: viene contemplata solo perchè non si può farne a meno. Ma mai vengono consultati i disabili per dare un parere, per dire cosa sarebbe meglio fare o non fare. E' questo che intendo come crescita della mentalità e della società».  E questo è quello che tenta di fare lei impegnandosi attivamente nella Fitarco (la federazione del tiro con l'arco) e nel Cip (comitato paralimpico).  «E nella Fispes, nata l'anno scorso dopo la riforma del Cip. E' la federazione degli sport paralimpici e sperimentali che si impegna a promuovere e gestire discipline come l'atletica leggera, la scherma in carrozzina, il tiro a segno e le bocce, e a favorire lo sviluppo di nuove discipline. Per esempio stiamo lavorando sul calcio a 7 per cerebrolesi e sul Paragility. A breve nella Fispes entrerà anche il rugby in carrozzina».  Lo sport come veicolo di integrazione, dunque.  «Lo sport come modo per esprimersi. Infatti anche quando le persone vengono a trovarci come Assi tendo a indirizzarle verso uno sport. Ad esempio la pesca, la scherma, il tiro con l'arco, o il tiro a segno. Cosa vuoi, io sono uno sportivo in fondo».  Uno sportivo piuttosto impegnato vedo.  «Sì, ormai all'aeroporto mi conoscono bene...».  Non solo lì, in effetti.  



06/06/2011

Accesso WebMail

Utente:
Passwd:

Calendario Nazionale Eventi

<<  Settembre  >>
LMMGVSD
     12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Superabile
IpcEpc
© 2010 - Comitato Italiano Paralimpico