Emanuele azzurro Protesi e stampelle battute dal cuoreVersione stampabile


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Quindici anni, vicentino, tifoso del Milan e di Balotelli, Emanuele Padoan è l'ultimo acquisto della Nazionale italiana amputati. Nato con una malformazione alla gamba destra Emanuele, che vive a Castegnero, a giugno ha incontrato per la prima volta la squadra allenata da Renzo Vergani, e ha potuto giocare a calcio con altri ragazzi amputati. «Era così tanta la voglia di andare che ha giocato ancora con i fissatori, poco dopo aver fatto l'ennesima operazione - ricorda il papà -. Forse siamo stati un po' audaci ma alla fine ne è valsa la pena». Ha le idee molto chiare sul suo futuro il giovane calciatore, e una grandissima forza di volontà. Frequenta la seconda superiore all'istituto Boscardin e ha già deciso che l'anno prossimo prenderà l'indirizzo sanitario per poi continuare con fisioterapia all'università. «Sono stato in sala operatoria 15 volte - racconta il giovane - e quindi so bene cosa vuol dire fare fisioterapia». I primi calci Emanuele li dà a sette anni sui campi del Longare-Castegnero. «Se non fosse per questa società probabilmente ora non giocherei nemmeno in nazionale - dice -. Mi hanno sempre fatto giocare insieme ai miei coetanei spesso facendo deroghe e cambi di regolamento. Allora facevo il portiere e potevo utilizzare la protesi, ora invece, che sono negli allievi, mi alleno solo ma non gioco le partite». E il papà lo ribadisce: «Molti ragazzi vengono a provare l'allenamento in nazionale ma poi rinunciano, anche loro sottovalutano la fatica di muoversi e correre con le stampelle perché molti che nascono con la malformazione di Emanuele non hanno mai potuto mettersi alla prova su un campo di calcio e giocano per la prima volta. Emanuele invece sa già stare in campo, sa già giocare, è molto importante che le società aprano le porte anche ai nostri ragazzi». La Nazionale Amputati infatti è nata proprio dalla forza di volontà di un ragazzino modenese, Francesco Messori, a cui era stato impedito per regolamento di giocare nella squadra del paese. Una situazione di limbo per chi non può giocare nè con i normodotati nè con i disabili. A porre rimedio nel 2011 l'intervento del presidente del Csi, Massimo Achini, che ha modificato le regole permettendo a Francesco di giocare organizzando il primo torneo "Un calcio a modo mio". Rotto un argine il fiume fa presto a esondare, e così, abbattuta la prima barriera la seconda sfida è stata quella di creare una squadra solo di giocatori con le stampelle. È bastato un annuncio sul social network più famoso del mondo, una pagina dedicata al Calcio amputati Italia, per raccogliere consensi e adesioni e formare spontaneamente una squadra. «Mi piace molto di più giocare in Nazionale, perché per me giocare con i normodotati non alcun ha senso. Se volessi tenere testa ad un giocatore normale dovrei usare le stampelle, che sono vietate, mentre solo con la protesi non riesco, è come se giocassi contro uno di categoria superiore. Mettermi alla prova con chi ha i miei stessi limiti invece è molto più stimolante, posso mettermi a confronto davvero». E a quanto pare Emanuele prende questo impegno molto seriamente: «Ci troviamo circa una volta al mese e ogni volta in un luogo diverso, ma bisogna allenarsi a casa da soli, dipende dall'impegno personale del giocatore il successo della squadra e il tecnico si accorge quando non diamo il massimo». L'iniziativa per ora ha ricevuto solo il sostegno del Csi, ma si sta facendo molto per tentare di ottenere l'appoggio del Cip e partecipare quindi alle paraolimpiadi. Alcuni esempi sono incoraggianti, in altre nazioni infatti vi sono campionati ed esiste anche una federazione mondiale, la Waf, World Amputee Football che organizza i mondiali. «Ci sono anche esempi negativi però, la nazionale francese esiste da otto anni ma sono molto più indietro di noi«. E proprio con la Francia si scontreranno Emanuele e i suoi compagni sabato a Cremona. «Puntiamo molto sul nostro capo cannoniere Gianni Sasso, ma dobbiamo fare un gioco di tattica e di spostamenti veloci, e - lascia intendere soddisfatto Emanuele - io sono di sicuro il più veloce in squadra».

Fonte: Il Giornale di Vicenza

Greta Portinari



01/10/2013

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