Oggi raccontiamo di: ANTONELLA MUNAROVersione stampabile


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Non le sono mai piaciuti certi sguardi un po' pietistici. E nemmeno i medici indelicati. Capelli corti spesso colorati di rosso, blu, fucsia, viola o turchese, piercing al sopracciglio, più che appassionata di atletica leggera, grande amante dei tatuaggi, dell'estetista e del parrucchiere. Antonella Munaro, 48enne assistita Inail, nel 2011 campionessa di carrozzina olimpica, ora è consigliere nazionale in rappresentanza degli atleti nella Fispes (Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali). La sua storia è pubblicata sul mensile "SuperAbile Magazine", edito dall'Inail, nell'inchiesta di marzo tutta dedicata ai diritti delle donne con disabilità, di cui viene data un'anticipazione.

Antonella è anche segretaria dell'Aspea Padova, la società per cui è tesserata. "Un impegno a tempo pieno, anche se non retribuito", commenta ironica e quasi divertita. Eppure di difficoltà, nella sua vita, ne ha incontrate. A partire da quell'incidente stradale che, a 22 anni, l'ha costretta a usare la sedia a ruote e a cambiare impiego. Un colpo di sonno mentre guidava ed è finita in pieno contro un albero con la sua auto. "Era il 1988 e facevo la cassiera in pizzeria ma, un po' per via dei problemi che ho avuto con il titolare nel riuscire a farmi riconoscere l'infortunio nel tragitto casa-lavoro, un po' perché il locale non era accessibile e un po' perché non ero psicologicamente pronta a riprendere la macchina da sola per tornare a casa dopo il turno serale, ho deciso di aprire un bar insieme a mio fratello".

Lo ha chiuso dopo un paio d'anni, assorbita dagli allenamenti e dall'attività sportiva. "Discriminazioni subite dal punto di vista professionale? Molti "poverina" da parte di alcuni clienti nel vedere la carrozzina e nel sentire la mia storia, soprattutto le prime volte. Ci rimanevo proprio male, non mi è mai piaciuta la pietà: la vita va avanti. Da seduta, ma se hai la forza di reagire può anche darti delle soddisfazioni". Qualche altro episodio spiacevole? "Con una ginecologa e con un urologo. Alcuni medici non sanno nulla della paraplegia causata da lesione midollare e dei problemi di sensibilità che può comportare. Così, a volte, sono verbalmente davvero poco delicati. Soprattutto quando si è giovani, è umiliante sentirsi dire frasi come queste: ‘Cos'è venuta a fare, visto che non ha la sensibilità?'. Ora, però, le cose sono cambiate".

Ma la vita in campo affettivo resta difficile: "Sogno ancora un compagno e una famiglia. Ho girato mezzo mondo, mi piace essere sempre femminile, ma non nego che il lato relazionale e sessuale sia faticoso, specie quando non c'è l'amore. Ci sono uomini che capiscono, altri che invece proprio non ci riescono". Almeno lo sport è "un'isola felice" in rosa? "Se si guardano le medaglie paralimpiche o altri risultati, direi di sì. Però sono ancora poche le donne disabili che si dedicano all'attività sportiva. Servirebbe più promozione. Anche perché fa bene pure alla vita sociale". (Laura Badaracchi)



21/11/2013

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