Chiara Coltri, capitano a Padova, lo è diventata anche in nazionale, «Il canestro mi ha ridato le emozioni» Versione stampabile


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Bisognava ricominciare da capo, ma da seduti. A vivere, a studiare. A fare attività fisica, anche se fino a quel momento Chiara Coltri una gran sportiva non lo era mai stata.
Ma il destino che prima le aveva giocato uno scherzo terribile adesso aveva in serbo qualcosa di bello: con un pallone in mano e la fascia di capitano al braccio. Prima della squadra, poi della nazionale.
Sono passati dieci anni da quel giorno. «Stavamo festeggiando a casa di un amico la notte di Halloween e siamo saliti in macchina per andare a noleggiare un film. Al ritorno siamo usciti di strada, ho perso i sensi, non ricordo nient'altro dell'incidente».
Solo qualche flash. Poi il buio. «Sono rimasta cin que giorni in coma farmacologico. Una volta uscita dalla terapia intensiva ho capito che ero rimasta paraplegica. Ho avuto una lesione al midollo spinale, dall'ombelico in giù non sento niente. Ho perso la sensibilità e l'uso delle gambe».
Il verdetto è terribile, Chiara non potrà più camminare. Ma è proprio nei momenti più brutti che l'anima dà il meglio e trova risorse mai immaginate. «In quel momento mi sentivo anche troppo fortunata, perché ero viva».
Un sorriso stupendo accompagna parole sincere. «All'inizio non è stato semplice. Bisognava ricominciare tutto da capo, ma da seduti», racconta ancora. «Con il tempo sono riuscita a trovare il mio equilibrio. Grazie alla mia famiglia, all'università, agli amici e allo sport. Finito il liceo mi ritrovai a prendere la decisione, davvero difficile, dell'iscrizione all'università. Avrei potuto scegliere quella più semplice e stare a Verona, dove vivono i miei genitori. Ma volevo imparare ad essere autonoma e indipendente in tutto, ho scelto scienze politiche a Padova andando in appartamento con altre due ragazze».
Una vita tutta nuova per la giovane di Caprino, ed un incontro che sta per cambiarle la vita. «L'università metteva a disposizione diversi servizi per gli studenti con handicap: lì incontrai Marco, giocatore di basket in carrozzina», aggiunge. «Mi propose di provare, conoscevo già la disciplina e non ero rimasta entusiasta, ma diedi un'altra possibilità a questo sport. E a me stessa. In squadra c'erano tutti studenti come me e con loro stavo molto bene. Così è nata la mia passione per il basket».
Un amore a prima vista, un colpo di fulmine che di lì a poco era pronto a regalarle mille emozioni. «Non sono mai stata una grande sportiva prima dell'incidente ma ora lo sport mi aiuta molto sia fisicamente che mentalmente. Non potrei più farne a meno», sottolinea. «Ho capito quanto stava diventando importante quando ho ricevuto la prima convocazione per un raduno con la nazionale. E la più grande soddisfazione è stata quella di essere nominata capitana, sia della mia squadra (CUS Padova Top End Invacare), sia della nazionale. Malgrado i risultati, gli Europei di quest'estate sono stati una delle esperienze più belle della mia vita. Arrivare ad un Europeo con la maglia azzurra, da capitano, è stata una delle mie più grandi soddisfazioni. Ho ancora tanta strada da fare ma sono pronta a faticare per raggiungere risultati sempre più alti. E farò tutto il possibile perché il movimento femminile di basket in carrozzina cresca in tutta Italia, cercando di coinvolgere anche quelle ragazze che purtroppo si sentono emarginate da questa società. Auguro a chiunque di poter vivere le emozioni che ho vissuto a Francoforte».
Tante, bellissime. A impreziosire la vita di una ragazza speciale. «Amo viaggiare e oltre al basket mi sto appassionando al tiro a segno», spiega. «In più ho anche il brevetto per il volo ultraleggero. Sono consigliere federale in rappresentanza degli atleti nella federazione di basket in carrozzina. Faccio solo ciò che mi fa stare bene, e lo sport ci riesce alla grande. La palestra è la mia seconda casa e i compagni di squadra una famiglia. L'importante è continuare a cercare nuovi stimoli e porsi degli obiettivi. Io sono sempre alla ricerca di nuove emozioni. Cerco di prendere al volo ogni occasione perché domani potrebbe non esserci più», dice. «E io voglio vivere al massimo ogni istante».

Fonte: L'Arena



28/11/2013

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