Arti marziali. Atleti ipovedenti in pedana a Mestre per il primo raduno di judo paralimpicoVersione stampabile


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Quando entri nella palestra della scuola ex Marconi di via del Gazzato a Mestre per assistere alle esibizioni del primo raduno nazionale di judo paralimpico, senti la stessa energia che si sviluppa sul tatami entrarti dentro, coinvolgerti e travolgerti tanto è l'entusiasmo e la passione che gli atleti impegnati mettono nell'atto agonistico. Il pubblico presente, composto per la maggior parte dagli studenti del G.C. Parolari, ha di fronte campioni da tutta Italia, medagliati della nazionale, come anche giovani promesse, il bresciano Simone Canizzaro e Valerio Teodori di Orbetello, pronte alle nuove sfide agonistiche. Atleti non e ipovedenti seguiti dal direttore tecnico della nazionale paralimpica Roberto Tamanti. Tra tutti i campioni uno in particolare ha voluto e lavorato per questo primo importante appuntamento, Matteo Ardit, di Pellestrina da anni residente a Mestre, cintura nera terzo dan di judo, ipovedente, plurimedagliato dalle paraolimpiadi di Barcellona 1992 a quelle di Sidney 2000. Lui, con la palestra dove si allena, l'As Judo Mestre 2001 del maestro Michele Pasini e della moglie Manuela, assieme all'Asd.Di.Ve, il Cip, la Fispic e la Fijlkam hanno organizzato questa tre giorni di attività da venerdì 4 a oggi, da Mestre a Montebelluna. «Voglio ringraziare prima di tutti il dirigente scolastico Panizzutti della Parolari che ha concesso ai suoi studenti di assistere alle nostre esibizioni» la prima dichiarazione di Ardit, «vogliamo veicolare attraverso le scuole il nostro messaggio, perché per primi le future generazioni capiscano che lo sport unisce e supera ogni differenza». Poi svela i motivi della sua determinazione che lo ha condotto ai successi internazionali. «Non ho mai accettato la mia malattia. La voglia di dimostrare quanto veramente vale una persona con disabilità mi ha avvicinato al judo. La mia carriera mi ha portato in tante nazioni. Ma in Italia cultura e sensibilità sono ancora molto indietro. Gli stessi genitori con bimbi non vedenti hanno paura a far avvicinare i figli allo sport». Una grande festa di sport con un unico rammarico. «Peccato che le autorità e la federazione non si siamo presentate. Hanno perso una grande occasione».

di Alessandro Torre



07/04/2014

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